Disegnare la propria città con l'urbanistica partecipata

Le trasformazioni degli spazi urbani non riguardano solo i luoghi fisici, ma coinvolgono anche la dimensione sociale, collettiva, umana legata strettamente ai valori e ai diritti della cittadinanza.

Quante volte, camminando per le strade della tua città, ti sei imbattuto in un parco pubblico, in un’area dismessa, in un parcheggio, ed hai pensato che la progettazione e la realizzazione di quelle opere sarebbe stata migliore se ti avessero interpellato?

 

Oggi i cambiamenti che avvengono nei luoghi in cui trascorriamo la maggior parte della nostra vita, restano una competenza quasi esclusiva degli amministratori pubblici e degli uffici tecnici.E così noi cittadini rimaniamo relegati a semplici spettatori, cui al massimo è consentito applaudire o criticare l’opera quando sarà conclusa.

Esiste però una dimensione più sociale delle trasformazioni delle città.

 

Un processo attraverso il quale puoi entrare nel processo di pianificazione. Parlo dell’urbanistica partecipata, cioè della creazione di una rete costituita da cittadini, politici, tecnici e dai diversi portatori d’interesse che vengono chiamati ad operare in un contesto di confronto, dibattito, ascolto, mutuo apprendimento per progettare e ridisegnare insieme la città. La pianificazione e i progetti di trasformazione diventano processi di “costruzione sociale” in cui chi vive, abita, lavora in città può scegliere e decidere come trasformare i propri spazi.

Questo succede normalmente in città come Copenaghen – in Danimarca – dove la partecipazione ha consentito di integrare un quartiere per gli homeless nella comunità dei cittadini residenti, rafforzando il senso di integrazione e di inclusione nella comunità dei più deboli. Ma succede a anche Dresda – in Germania – dove la popolazione ha progettato uno spazio pubblico in cui sentirsi a proprio agio, in cui poter sviluppare un proprio senso di appartenenza, diventando co-designer del proprio spazio pubblico. Città e territorio sono l’abito di una comunità nella quale i cittadini rappresentano l’ago ed il filo che, insieme, ne uniscono le parti e danno loro forma. Una città per i cittadini. Con i corsi della Rousseau Open Academy parleremo di questo e di molto altro. 

Il diritto alla partecipazione democratica digitale

Con partecipazione democratica digitale s’intende quel diritto che il cittadino esercita mediante l’utilizzo di strumenti di partecipazione e consultazione popolare digitali (cd. strumenti di democrazia diretta e democrazia partecipata) quali ad esempio le petizioni, le interrogazioni, le proposte di iniziativa popolare, i referendum, il bilancio partecipativo, l’urbanistica partecipata, il dibattito pubblico.

La massima espressione di tale diritto risiede nel referendum, che consente ad una comunità di esprimersi su quesiti, leggi, regolamenti, sostituendosi ai tradizionali organi di democrazia rappresentativa.

La democrazia moderna si è sempre sviluppata su due binari paralleli. La democrazia rappresentativa da una parte e la democrazia diretta dall’altra. La democrazia rappresentativa costituita dalle assemblee elettive e dai parlamenti è sempre più influenzata dalla rete e dalle reti.

Nel frattempo, la democrazia diretta e partecipativa viene rafforzata e trova nuova linfa grazie agli strumenti di partecipazione e consultazione digitale. Questi due mondi sono destinati prima a contaminarsi tra di loro ed infine a fondersi in una nuova forma di democrazia digitale che, citando Attalì, mi piace chiamare iperdemocrazia.

Immaginiamo un mondo dove chiunque possa votare online sulle questioni più importanti che riguardano la vita e il futuro del pianeta, ma anche le scelte che incidono sui territori e sulla comunità in cui essi vivono.

Questo potrebbe essere il futuro dei Referendum Digitali promossi dalle comunità digitali con le piattaforme. Le principali problematiche relative allo scarso utilizzo dello strumento referendario digitale sono riconducibili ad un’assenza di un adeguato panorama culturale (digital divide), normativo e tecnologico.

L’esercizio integrale del diritto alla partecipazione democratica digitale, con particolare riferimento ai referendum nazionali, regionali, locali e, forse in futuro, internazionali o globali, consentirebbe alla collettività, sostituendosi alle assemblee rappresentative, di disciplinare ogni settore ed ogni ambito della vita, presentando proposte e votando atti normativi, quale manifestazione di governo diretto e senza intermediazione.

In Estonia il voto elettronico, ed in particolare l’I-Voting, è attualmente in uso per le elezioni locali, nazionali ed europee.

In Svizzera il voto elettronico è attualmente in uso per le elezioni ed i referendum. In particolare, è in corso una sperimentazione dell’I-Voting a livello cantonale. Negli U.S.A. il voto elettronico è attualmente in uso in alcuni stati per le elezioni presidenziali.

Angelo

Sturni

Avvocato e Consigliere Capitolino a Roma con il MoVimento 5 Stelle. Master II° Livello in Diritto dell'informatica e Teoria e Tecnica della Normazione con tesi in "La formazione della legge in crowdsourcing". Primo firmatario della delibera capitolina con la quale sono stati introdotti nuovi strumenti di partecipazione e consultazione popolare: e-petition, referendum propositivo, e-voting per i referendum locali, bilancio partecipativo anche digitale, consultazioni online.

 

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