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Disegnare la propria città con l'urbanistica partecipata

Le trasformazioni degli spazi urbani non riguardano solo i luoghi fisici, ma coinvolgono anche la dimensione sociale, collettiva, umana legata strettamente ai valori e ai diritti della cittadinanza.

Quante volte, camminando per le strade della tua città, ti sei imbattuto in un parco pubblico, in un’area dismessa, in un parcheggio, ed hai pensato che la progettazione e la realizzazione di quelle opere sarebbe stata migliore se ti avessero interpellato?

 

La regolamentazione dell’informazione digitale

Le democrazie erano 35 sul finire del secolo scorso adesso sono circa 110 nei primi 10 anni del millennio. Di che cosa hanno bisogno le democrazie per funzionare? Hanno bisogno un dibattito pubblico informato, definito così da Habermas, che serve a formare l’opinione pubblica.

Ma che cos’è l’opinione pubblica? L’opinione pubblica è quella cosa che lega il popolo al leader.

Senza un’opinione pubblica informata attraverso il dibattito pubblico non c’è questo legame tra leader e popolo. Abbiamo bisogno quindi di informazione, informazione di qualità, ma non è così facile. Tutte le costituzioni, tutte le democrazie dicono che è un diritto, ma la sua applicazione è molto difficile. Perché è molto difficile? Perché come le scienze comportamentali ci hanno mostrato noi quando dobbiamo formarci un giudizio siamo portati a seguire delle scorciatoie mentali, le famose euristiche che creano dei pregiudizi (bias) e quindi i nostri giudizi non sono quasi mai basati sulle informazioni di qualità, ma su queste scorciatoie mentali basate su illusioni cognitive. Per capire immediatamente che cos’è un’illusione cognitiva pensate a una persona con il braccio amputato, quella persona pensa ancora di avere il braccio e bene, quella, è la classica illusione cognitiva. Questo processo può avvenire su vari temi come a esempio i su vaccini, la finanziaria, insomma quello che volete voi. Noi siamo portati a prendere scorciatoie mentali che ci fanno formare dei giudizi approssimativi, appunto dei bias.

Per evitare questo abbiamo bisogno di un’informazione di qualità. Per farci un’informazione di qualità, però, dobbiamo avere una spinta interiore e molto spesso è difficile. Qual è la soluzione? Comprare un quotidiano. Perché? Perché se si compra un quotidiano, oppure andando su un sito di un quotidiano, qualsiasi quotidiano, di qualsiasi natura, di qualsiasi orientamento, leggendolo anche con spirito critico ci creiamo la nostra informazione, ci facciamo domande. Quindi, non prendiamo delle scorciatoie, le famose scorciatoie mentali che vi dicevo all’inizio.

Abbiamo bisogno di organizzazioni e di persone che lavorano l’informazione e della nostra abilità di porci le domande giuste. Porsi le domande giuste, sviluppare uno spirito critico crea la nostra informazione, crea la nostra identità. Creare la nostra identità ci permette di stare all’interno della comunità e di godere appieno di un diritto come l’informazione di qualità e quindi influire come parte del popolo sui leader e su quello che faranno.

Daniele 

Manca

Laureato al Dams di Bologna presso l’Istituto di Comunicazione. Inaugural Fellow del Sulzberger program presso la Columbia University School Of Journalism. Ha lavorato nei principali quotidiani e settimanali italiani (da Mondo Economico a Panorama, da Italia Oggi a Il Giorno) e dal 1994 è al Corriere della Sera dove ha iniziato come redattore fino a ricoprire l’attuale carica di vicedirettore ed editorialista.. Profondo conoscitore dei protagonisti e delle vicende dell’economia e della politica italiana, è stato tra gli artefici della svolta digitale al Corriere della Sera.