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Massimo

Di Felice

Sociologo e dottore in Scienze della comunicazione all'Università di S.Paolo USP (Brasile) dove insegna Teoria della comunicazione digitale e coordina il centro di ricerca interdisciplinare sulla comunicazione digitale Atopos. È coordinatore di un ricerca internazionale sul net.attivismo ed è professore visitante nelle seguenti università: Cordoba Argentina, Università Nova de Lisboa (Portogallo), Università di Milano IULM e Sorbona di Parigi.

 

Mars (2023)

2h 15min   |   Language   |  Producer  Director 

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Creare reti di comunità con le architetture informative

Prima dell’accesso alla Rete, storicamente le popolazioni indigene erano isolate, ma erano anche oggetto passivo delle politiche del governo e delle politiche di evangelizzazione delle diverse Chiese. Quindi non avevano la possibilità di esercitare una propria cittadinanza. Al contrario con le reti, queste popolazione hanno iniziato a produrre loro stesse contenuto, ma soprattutto a registrare la loro memoria storica, i loro idiomi, 

 

attivando un processo di articolazione che, da un lato, si è rivelato una forma di protagonismo diretto e, dall’altro, ha consentito la preservazione di culture orali che senza la comunicazione digitale sarebbe sparite.

Con l’avvento della Rete hanno digitalizzato i propri territori, hanno avviato delle forme di diplomazia prima tra di loro (parlano almeno 250 idiomi diversi) e poi attraverso forme di diplomazia internazionale: creando strategie, progetti per la difesa del territorio, la costruzione di forme di energia alternativa, e anche – attraverso progetti mirati di geolocalizzazione – nuovi strumenti di preservazione e di controllo del proprio territorio attraverso dispositivi mobili.

In tutto il mondo si registrano fenomeni molto simili, che riguardano soprattutto le comunità e le culture locali, ossia quelle culture che sono per motivi storici o separate geograficamente dal resto della cittadinanza oppure sono delle comunità che non hanno accesso alla sfera pubblica. Nei luoghi in cui sono arrivate le reti digitali, questi popoli hanno preso voce: hanno intrapreso delle azioni di cittadinanza ed hanno iniziato a svolgere delle operazioni che hanno permesso loro di dialogare con il resto della società e soprattutto con il resto del mondo.

 

Un esempio tipico in tal senso è quello che riguarda la comunità dei cabili, un tempo situata in Algeria ma che per motivi diasporici è stata espulsa dal proprio territorio. La sua popolazione è oggi presente in Francia, in Belgio, in Canada. Grazie ad un portale online è rinata la lingua cabilia ed oggi questa popolazione sta creando delle forme di organizzazione trasversale, facendo pressione sul governo algerino e rivendicando una propria identità che dagli anni ‘60 in poi era praticamente scomparsa. Di questo e di molto altro parleremo nei corsi della Rousseau Open Academy.