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Disegnare la propria città con l'urbanistica partecipata

Le trasformazioni degli spazi urbani non riguardano solo i luoghi fisici, ma coinvolgono anche la dimensione sociale, collettiva, umana legata strettamente ai valori e ai diritti della cittadinanza.

Quante volte, camminando per le strade della tua città, ti sei imbattuto in un parco pubblico, in un’area dismessa, in un parcheggio, ed hai pensato che la progettazione e la realizzazione di quelle opere sarebbe stata migliore se ti avessero interpellato?

 

L’identità digitale

L’identità digitale è un concetto estremamente importante che riguarda la natura della nostra presenza sulla rete e i diritti che sono associati alla nostra identità.

Negli ultimi 10 anni le tecnologie web hanno subito uno sviluppo estremamente veloce, ma non si può dire la stessa cosa dell’identità digitale. Questo essenzialmente per tre tipologie di problemi.

Il primo di tipo tecnologico. Se da una parte il web ha permesso la diffusione di contenuti a grande velocità, dall’altra non c’è mai stato un livello di sicurezza adeguato per poter trasformare l’identità da materiale a digitale.

Questa mancanza di sicurezza, questo limite tecnologico, ne ha impedito l’adozione.
Altro elemento, più di stampo culturale, legato ai modelli governativi dei paesi moderni, è la mancanza di una cultura della trasparenza. La trasparenza è la base di qualunque modello di cittadinanza digitale e la sua mancanza ha ostacolato lo sviluppo di modelli di identità digitale affidabili e rilevanti.

Il terzo elemento, conseguenza del secondo, è di tipo culturale. La mancanza della cultura alla trasparenza ha influenzato lo sviluppo organizzativo dei vari governi. Oggi manca, nella maggior parte dei paesi sviluppati, un’organizzazione governativa efficiente che permetta di gestire l’ecosistema di servizi agli utenti e la burocrazia in maniera efficiente, in modo che i processi online e offline funzionino bene in ottica integrata.

Questi tre elementi insieme hanno, quindi, frenato lo sviluppo del concetto di identità digitale.

Parlando di identità digitale una sua completa adozione permetterebbe innanzitutto un aumento della trasparenza nelle relazioni tra istituzioni, imprese e cittadini con un conseguente innalzamento della legalità, diminuzione di frodi, maggior controllo delle identità da parte dei cittadini e tutta una miriade di benefici che partono dalla possibilità di creare sistemi di votazione online gestione dei propri dati medici e miglioramento dei processi di vario tipo. Direi che il welfare in generale avrebbe un grandissimo vantaggio proprio dall’adozione dell’identità digitale.

La maggior parte degli Stati ha comunque fatto alcuni esperimenti di identità digitale con risultati per la maggior parte delle volte limitati dal punto di vista dell’adozione da parte di cittadini o dello scopo. Germania e Inghilterra hanno creato “schemi” di identità digitale che hanno mostrato dei risultati abbastanza mediocri. Un caso interessante, invece, è quello dell’Estonia. L’Estonia, grazie alla dimensione geografica e a una cultura della trasparenza, ha creato un sistema di Digital Card per cui il 90% della popolazione oggi usufruisce dei servizi governativi grazie alla rete. Siamo ancora lontani dal punto di vista della sicurezza e del controllo dei dati, ma oggi l’Estonia è all’avanguardia rispetto agli altri paesi. L’Italia ha anche lei fatto il suo esperimento con lo Spid(Sistema Pubblico di Identità Digitale), il sistema di identificazione digitale, ma direi che un po’ per le problematiche citate prima un po’ per delle “resistenze” culturali e organizzative siamo ancora indietro.

 

Se da una parte la tecnologia web ha sicuramente creato delle problematiche nuove in ambito di sicurezza le tecnologie emergenti, come a esempio la blockchain (tecnologia alla base delle criptomonete), rappresentano un’opportunità straordinaria di innovazione in ambito di identità digitale. Le soluzioni basate su blockchain permetteranno ai cittadini di avere maggior controllo e sicurezza sui propri dati. Oggi il problema essenziale della sicurezza dei dati è che le informazioni anagrafiche, di navigazione, biometriche sono conservate in server passibili di vari attacchi informatici. Le blockchain rappresentano un cambiamento di paradigma non avendo un archivio (repository) unico di dati, non hanno un “single point of failure” come dicono gli statunitensi. D’altra parte permettono un’accoppiata di crittografia da chiavi pubbliche e private che rappresenteranno sicuramente un livello di sicurezza maggiore e quindi anche di efficienza dei sistemi d’identità.

Ottaviano 

De Cicco

Esperto di Digital Transformation, Web Marketing, Managed Services e Cyber ​​Security. 

Laureato presso l'Università Sapienza di Roma, oggi è Senior leader con 20 anni di esperienza in consulenza, vendite e marketing nell'arena Internet